Locandina

CONVEGNO NAZIONALE.

LELIO BASSO A QUARANT’ANNI DALLA MORTE.

Il Teorico, Il Costituente, Il Politico. L’Attivista dei Diritti Umani.

 

Salerno, 28/01/2019. Salone delle Conferenze Fondazione Filiberto Menna.

Introduzione di Massimiliano Amato, Direttore responsabile rivista “InfinitiMondi”, Scuola di Giornalismo Università di Salerno.

 

BOZZA NON CORRETTA

 

A nome mio personale e della direzione della rivista InfinitiMondi ringrazio tutte le realtà associative che hanno reso possibile l’incontro di oggi: in primis la Fondazione Filiberto e Bianca Menna, nella persona del suo presidente Claudio Tringali, la Fondazione Lelio e Lisli Basso, qui rappresentata sia dal professor Giancarlo Monina, che ne è responsabile scientifico, che dalla professoressa Maria Chiara Giorgi; l’associazione Memoria in Movimento, che attraverso Angelo Orientale ha aderito con entusiasmo fin dal primo momento all’idea di creare un momento di riflessione e discussione sulla figura e l’opera di Lelio Basso, la Società Salernitana di Storia Patria, rappresentata al massimo livello a questo tavolo dal suo presidente, il professor Giuseppe Cacciatore. E ovviamente raddoppio i ringraziamenti al professor Monina e alla professoressa Giorgi, autori di due pregevolissime biografie di Lelio Basso, per aver accettato di intraprendere, con questo tempo da tregenda, un viaggio fino a Salerno per discutere con noi dell’oggetto dei loro studi e delle loro ricerche.

Il titolo che abbiamo scelto per questo convegno non può avere, naturalmente, l’ambizione di comprendere la prismatica, complessa, personalità di Lelio Basso, protagonista di una lunghissima fase della Storia del movimento operaio e socialista, nazionale e internazionale, del Novecento, e direi del più vasto movimento democratico per il riconoscimento dei diritti umani, civili, sociali e politici su scala globale. Per quello, ci sono i libri di Monina e della Giorgi, e di altri studiosi del pensiero politico contemporaneo che si sono cimentati con l’argomento. In uno sforzo di sintesi forse più adatto ai tempi di un convegno, abbiamo individuato quattro fuochi dai quali partire per cercare di tracciarne un profilo.

In realtà, sopravvive il sospetto di aver operato comunque una forzatura, perché appare come un esercizio arbitrario la separazione del teorico dal politico, dal costituente, dall’attivista per i diritti umani. E in effetti la riflessione teorica di questo grande socialista del Novecento, sviluppatasi lungo un arco di tempo che ha abbracciato i momenti cruciali e i tornanti più accidentati del secolo in cui per la prima volta le masse hanno fatto irruzione sul palcoscenico della Storia diventandone le protagoniste uniche e assolute, è perfettamente coerente con i profili che di volta in volta il suo impegno pubblico ha assunto. Costituendo il nerbo, l’elemento essenziale, di un’invidiabile biografia, culturale e politica.

Per non sottrarre tempo agli interventi programmati, mi soffermerò molto brevemente su quella che sarebbe poi diventata la sua ultima uscita pubblica, addirittura postuma. Si tratta dell’intervista, citata in tutti i testi ai quali facevo riferimento prima, che l’Avanti! gli aveva fatto in previsione di una cerimonia per il suo 75esimo compleanno (che sarebbe caduto a Natale) programmata in Campidoglio per il 16 dicembre del 1978, giorno in cui fu stroncato da un infarto. Quella conversazione con Piero Eleuteri che l’improvviso precipitare degli eventi trasformò in una sorta di testamento morale, politico e ideologico, non era però un consuntivo della sua vita, tante erano ancora le attività in cui era impegnato: a partire dalla preparazione di un convegno su Engels per conto della sua amata Fondazione, nata cinque anni prima dopo l’unificazione tra la biblioteca di famiglia e l’Istituto per lo Studio della Società Contemporanea.

Il Basso che ne usciva, quindi, era perfettamente calato nella realtà del suo tempo, il crepuscolo dei terribili Settanta, terribili non solo per l’Italia, ma per l’intero pianeta. Da quel particolare angolo di visuale egli guardava, con lo stesso ardore con cui l’aveva attraversato, al mezzo secolo abbondante che aveva alle spalle: la sua adesione al Psi rimontava al 1921, a 18 anni. Psi e non Pci

Perché – raccontava – già allora ero convinto che fosse inapplicabile in occidente il modello leniniano di rivoluzione, anche se ammetto che in quel primo dopoguerra, fino al '21 in Italia e al '23 in Germania, la crisi in atto potesse giustificare le speranze. Ma subito dopo risultò chiaro, e in questo fu determinante l'elaborazione di Rosa Luxemburg, che la rivoluzione in occidente sarebbe stata di tipo totalmente diverso”.

 

In questa premessa era contenuto il nodo teorico che lo aveva appassionato e spinto a studiare per tutta la vita, e che aveva fatto di lui il “marxista eretico” rispetto alla sinistra tradizionale, guardato con sospetto sia dai comunisti, sia per un lungo periodo dai suoi stessi compagni di partito. “Storia di Lelio Basso reprobo”, avrebbe mirabilmente sintetizzato con ironia e arguzia tutte napoletane un bassiano degli inizi, Francesco De Martino, in un famoso articolo per Belfagor e in un saggio pubblicato in età avanzata, “Socialisti e comunisti nell’Italia repubblicana”. Avrebbe ammesso anni dopo un altro grande socialista napoletano, Gaetano Arfé, nel commosso commiato che gli dedicò dalle colonne dell’Avanti! il giorno della morte:

Nel rigore dei lunghi inverni della guerra fredda la sua figura politica scomparve dai primi piani. La palingenesi che egli aveva sognata, promossa da un movimento operaio unito nel segno di un socialismo autonomistico e libertario che ne fosse la coscienza critica e la proiezione etica, si disciolse come segno politico. Rimase per lui, per molti di noi una ispirazione per il presente, una aspirazione per l'avvenire. Per questo anche nella emarginazione cui fu condannato, cui forse volontariamente si condannò, egli ci restò amico e maestro.

 

In realtà, nell’intervista uscita postuma sul quotidiano socialista, proprio in relazione agli approdi della sua tormentata ricerca, a malapena tollerata finanche in un partito di formidabili e eccentrici outsider (rispetto alla tradizione) come il Psi dopo la scomparsa del “nemico” Morandi, Basso - uscito nel 1964 dal partito con la scissione del Psiup e mai più rientrato – rimarcava provocatoriamente la propria eresia. Rivisitando tutta la vicenda della sinistra novecentesca con un giudizio, questo sì definitivo, che era storico e ideologico al tempo stesso. Risultato di una lunghissima riflessione sui testi “sacri”: un’attività che tanto lo distanziava dai socialisti, poco avvezzi agli studi dottrinari – a parte qualche eccezione, come lo stesso De Martino, Panzieri, Bosio e pochi altri – a differenza dei comunisti. Incalzato dall’intervistatore sulla presunta crisi del marxismo, proprio in quel periodo storico, il fatale ’78, assunta a pretesto dallo stesso Psi per esplorare strade inedite (il “Nuovo Vangelo socialista” di Craxi), e agitata anche da molti pensatori marxisti, sia al di qua che al di là della Cortina di ferro, egli infatti si lasciava andare a un’affermazione che conteneva un’analisi spietata, feroce, delle torsioni che l’esperienza storica del socialismo degli anni 20 e 30 in Germania e nella patria del socialismo realizzato, l’Unione Sovietica, aveva impresso alle teorie marxiane:

Io credo che il pensiero di Marx non sia stato scoperto a fondo dai partiti. Sto preparando un convegno su Engels proprio perché ritengo che da lì inizi la deformazione di Marx, con l’Antiduhring, poi viene Kautsky: il marxismo della socialdemocrazia tedesca è quello di Kautsky, non è già più marxismo. Lenin lo deforma ulteriormente, prendendo a sua volta da Kautsky”.

Sul banco degli accusati Basso trascinava, quindi, le ambiguità della socialdemocrazia. Ma anche e soprattutto il materialismo dialettico di stampo bolscevico:

I partiti della Seconda e della Terza Internazionale, in realtà, non si sono cimentati con il pensiero di Marx. Occorre tornare alle origini. E in questa opera quelli che ci possono aiutare di più a capire sono Rosa Luxemburg e Antonio Gramsci”.

Il socialismo, insomma, concepito come la forma di democrazia più avanzata: una visione che rifiutava il compromesso socialdemocratico e denunciava senza mezzi termini, attraverso una lettura e un’interpretazione scrupolose dei due giganti degli anni Venti, la deriva burocratica e autoritaria del modello sovietico. D’altronde, già nel ’56, dopo il XX Congresso del Pcus e il rapporto Kruscev, in una lettera a Nenni aveva scritto:

Sono completamente d’accordo con te: oggi dopo l’esperienza sovietica l’espressione dittatura del proletariato è da abbandonare perché gli stati d’animo ch’essa evoca sono quelli connessi alle vicende della dittatura staliniana e non certo quelli connessi alle analisi marxiste

Molto realista e per niente liquidatorio, nell’intervista a Eleuteri, sarebbe stato invece il giudizio sul leninismo:

“Io credo che sia ancora oggi valido per i paesi non sviluppati. Una società precapitalistica ha veramente un potere centrale da conquistare. Quindi un partito fatto di rivoluzionari professionali, inquadrati quasi militarmente che si preparano per l'assalto al potere e poi dall'alto cercano di costruire il socialismo può essere in questi casi una formula valida. Nelle società sviluppate non può esistere. Le interconnessioni fra stato e società sono tali che non si configura più un potere staccato da conquistare, non c'è un Palazzo d'inverno. Senza contare che la classe operaia è talmente integrata da non essere disponibile per un salto radicale. Ci vuole quindi un altro tipo di rivoluzione nel lungo periodo, che si realizza nella società civile, nei rapporti umani, nei valori, nella coscienza dell'uomo”.

Al netto delle inevitabili aporie che una ricerca tanto tormentata ineluttabilmente generava, egli non si era mai discostato dall’impostazione ribadita con forza anche prima di morire. Essa lo aveva guidato nella scrittura del più rivoluzionario degli articoli della nostra Costituzione, l’articolo 3 (mentre per inciso il contributo determinante che avrebbe dato alla scrittura dell’articolo 49 testimoniava la sua perfetta, completa, adesione ideologica, morale, politica, alla dialettica democratica in antitesi alla teoria del partito unico e del partito-Stato).

Ma l’aveva anche spinto ad allargare l’orizzonte del suo impegno, contro gli imperialismi di qualsiasi colore e nella lotta per la democrazia e il riconoscimento dei diritti umani in ogni parte del mondo.

E’ proprio quest’ultimo il lascito di Basso più importante per noi democratici del XXI secolo, cittadini del mondo globalizzato alle prese con rigurgiti razzisti, xenofobi, sovranisti. L’analisi di Basso travalica l’angusto perimetro del Novecento e arriva ai nostri giorni: alla globalizzazione selvaggia e senza regole, all’economia finanziarizzata che schiaccia il senso dell’umano, ai risorgenti fascismi che puntano a cancellare più di un secolo di lotte, di conquiste costate sangue, di emancipazione sul piano dei diritti civili, politici, sociali.

Per questo, ricordare Lelio Basso a 40 anni dalla sua morte significa fare il pieno di idee, suggestioni, valori e risorse necessari ad affrontare le sfide che abbiamo davanti e alimentare quella, per usare le sue stesse parole,rivoluzione di lungo periodo che si realizza nella società civile, nei rapporti umani, nei valori e nella coscienza dell’uomo” avente come obiettivo la costruzione di un mondo più giusto e più libero.

Oggi che abbiamo tutti un disperato, matto, bisogno di risentire il suono di parole come uguaglianza, libertà, diritti, cittadinanza democratica.

 

 

 

 

 

LELIO BASSO A 40 ANNI DALLA MORTE: IL TEORICO, IL COSTITUENTE, IL POLITICO, L'ATTIVISTA DEI DIRITTI UMANI

PROGRAMMA

Presiede e Coordina
Prof. Giovanni Cerchia - Università del Molise, Presidente Associazione "InfinitiMondi"

Saluti
Dott. Claudio Tringali - Presidente Fondazione Filiberto e Bianca Menna

Introduce
Dott. Massimiliano Amato - Scuola di Giornalismo Università di Salerno, Direttore responsabile "InfinitiMondi"

Intervengono
Prof. Giancarlo Monina - Università Roma 3, Responsabile studi storici e memorie Fondazione Lelio e Lisli Basso, autore del volume "Lelio Basso leader globale. Un socialista nel secondo Novecento"
Prof.ssa Maria Chiara Giorgi - Università di Pisa, collaboratrice scientifica Fondazione Lelio e Lisli Basso, autrice del volume "Un socialista del Novecento. Uguaglianza, libertà e diritti nel percorso di Lelio Basso".
Prof. Giuseppe Cacciatore - Emerito Università di Napoli Federico II, Accademico dei Lincei, Presidente Società Salernitana Storia Patria.

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