RIFORMA ISTITUZIONALE: SISTEMA DEI PARTITI O DEMOCRAZIA

Ritratto di Angelo Orientale
TitoloRIFORMA ISTITUZIONALE: SISTEMA DEI PARTITI O DEMOCRAZIA
Tipo di PubblicazioneAtto Convegno
AutoriRusso, F, Petta, P, Viglietta, G, Greco, R, Cavallo, G, Spena, GRusso, Vinci, L
Full Text

TESTO COMPLETO DELLA PREFAZIONEPrefazioneLa pubblicazione, sia pure tardiva, degli atti del convegno dedicato al­le "riforme istituzionali", organizzato dal dipartimento problemi dello sta­to di DP, è un richiamo a noi stessi, ma anche alle forze politiche e culturali, schierate contro l'accentramento decisionistico, a continuare l'elaborazione analitica e propositiva, e a intensificare l'iniziativa contro i disegni autoritari.Non staremo a riassumere gli argomenti trattati, vogliamo solo sottoli­neare che forze potenti e disparate si muovono per modificare lo stesso regime parlamentare, caratterizzato da rapporti consociativi rotti solo in occasione del taglio della scala mobile. I partiti di governo stanno rilan­ciando le proposte di riforma istituzionale e il Partito radicale, con la sua lega per la riforma elettorale, fa da battistrada per manomettere il siste­ma proporzionale e giungere, con una manipolazione elettorale, a nuovi schieramenti di governo e di opposizione. Sarebbe un vero e proprio trion­fo degli apparati di partito dominanti, che conquisterebbero il controllo pieno del mercato politico: i cittadini sarebbero vieppiù spettatori di gio­chi di potere. La rappresentanza sarebbe ridotta alla mera scelta della classe governante, resa omogenea dalla comune aspirazione a gestire l'attuale sistema di potere. Lo stesso PCI, patrocinatore di una proposta di modifica unicamerale del parlamento, mantiene saldo il principio della democrazia parlamentare, rappresentativa, che in realtà è priva di capa­cità di intervento e di controllo. L'accentramento di potere ne/l'esecutivo e la primazia del governo in parlamento, che si vuole consolidare con l'abolizione del voto segreto, si accompagnano ad accordi con le orga­nizzazioni degli interessi. Ciò sposta i centri di potere effettivi, e alimen­ta le tendenze verso una società corporata, i cui processi decisionali avvengono in luoghi nascosti agli occhi dei cittadini. Questioni rilevanti - da quelle sociali a quelle del lavoro, dai problemi della pace e della guerra a quelli della scuola - sono trattate da cerchie ristrette, sorrette da grandi corporation. La clandestinizzazione del potere si spiega con la ripresa in grande stile del potere degli apparati pubblici e privati, a cui sono rimesse le decisioni: le forme organizzate di intervento e di control­lo delle masse sono azzerate. Il potere di comando primario, quello che si esercita nei luoghi della produzione materiale e immateriale, domina a tutto campo ricevendo oggi addirittura una sanzione giudiziaria, dopo anni di sforzi padronali per riaffermarlo di fatto. Il tribunale di Milano, pro­nunciandosi su due appelli relativi alla cassa integrazione, ha riformato in peggio le sentenze pretorili, in base al principio del potere de/l'imprenditore ad organizzare, a sua discrezione, il lavoro in vista del raggiungi­mento del massimo profitto, scopo della produzione.La riforma decisionista e partitocratica delle istituzioni viene a ridosso dell'attacco al potere di intervento e controllo da parte dei lavoratori e si muove per ridurre gli spazi di partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche, che sono riservate alle élites. Altri argini devono essere rotti, compreso quello del controllo legale dell'esercizio del potere: ecco il mo­tivo di fondo dello scontro tra classe politica e magistratura. Le forze di governo non si preoccupano di restaurare e rafforzare i principi garanti­sti, superando la legislazione di emergenza che ha spinto i giudici ad es­sere "sovraesposti", vogliono solo ridurre le possibilità di controllo legale per rendere più libero, cioè più arbitrario, l'esercizio del loro potere.I lettori troveranno le proposte di DP in ordine ai tempi istituzionali. Il loro senso è di fondare una prospettiva radicalmf}nte democratica del so­cialismo, caratterizzata dalla partecipazione diretta delle masse oppres­se alla distruzione degli apparati di dominio, e dall'esercizio di un potere permanentemente gestito e controllato dal basso, rispettoso delle garanzie e delle libertà dell'individuo, arricchito da una dialettica politica, mosso da conflitti. Un tentativo difficile, per la durezza delle prove storiche del socialismo reale, sorretto però da un'analisi della democrazia rappresen­tativa, che ne ha svelato i limiti di classe, e orientato dalla consapevolez­za che l'evoluzione, il progresso umano, non si ferma all'orizzonte borghese. "Solo in un ordine di cose in cui non vi saranno più classi né antagonismo di classi le evoluzioni sociali cesseranno di essere rivolu­zioni politiche": queste affermazioni di Marx, alla fine della Miseria della filosofia, indicano una prospettiva di una democrazia in evoluzione con­tinua, ma non più distruttiva, per aver superato la società classista che rimane il nostro orizzonte.a cura del Dipartimento Problemi dello stato di Democrazia Proletaria

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