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BOZZA NON CORRETTA 

PER LA PALESTINA PER LA PACE

Cava De’ Tirreni, 24/09/2020 Convento di San Francesco e Sant’Antonio

Introduzione di Angelo Orientale

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Ce lo dissero le mosche. Questo era il   titolo di un articolo di Robert   Fisk, un   giornalista inglese, che fu tra i primissimi nel   1982 ad   entrare  nei campi di Sabra e Chatila   a  Beirut nel settembre del 1982.   Le milizie   falangiste erano appena andate via dai campi   dopo aver   fatto  per tre giorni massacri di   donne, anziani e bambini lasciando   dietro di   loro 3000 palestinesi, stuprati, sventrati,   massacrati . Le   milizie falangiste fecero il   lavoro sporco ma furono gli israeliani ad   organizzare il tutto e tutto videro   sorvegliando  l’intera operazione da   un tetto   di  un grattacielo che era attiguo ai due campi.  

La strage dei campi di Sabra e Chatila   non  fu l’unica ma di certo   fu   tra le più   sanguinose. E malgrado l’individuazione dei   responsabili   e dei mandanti ancora oggi, dopo   ben trentotto anni, è rimasto   impunita. Ed è   anche per ricordare questa strage, che segnò   in modo   profondissimo anche la mia   generazione, che abbiamo insistito con   S.E.   Abeer Odeh di tenere questa iniziativa nel   mese di settembre.   Non è la prima volta che   facciamo una iniziativa sulla Palestina in   questo mese, non sarà l’ultima.

Ho voluto introdurre i lavori di questa   sera  ricordando la strage   perché   probabilmente è il modo migliore per spiegare   il perché la   questione Palestinese ci sta a cuore. Ripeto il titolo dell’iniziativa di oggi.   Per la Palestina. Per la pace. Perché possiamo ipotizzare un futuro di   pace, non solo in Medio Oriente, solo quando ci sarà giustizia e   riconosciuto il diritto alla vita, alla terra e alla libertà per il popolo   palestinese.

Concetto questo che fu sintetizzato in modo eccezionale da un   grandissimo uomo di pace e di giustizia. Quell’uomo partecipò il 14   febbraio del 1991 a Samarcanda e nel suo intervento finale disse:

Devo confessare che… quello che ho sentito stasera dalla platea… mi rende triste, ansioso, deluso. Perché mi sembra, purtroppo, che la voglia della pace è così minuscola. Mia domanda: fino a quando palestinesi e israeliani continueranno a uccidersi? Ma siamo dei fratelli, figli di Abraham e di Dio? Dio è amore. Basta! Ma basta con la guerra, il sangue, l'odio e la vendetta. Noi tutti siamo tanto stanchi, noi tutti abbiamo già pagato tanto, tantissimo. Basta. La pace è l'oxigene della vita, senza la quale non si può vivere, si soffoca. Ma la pace chiede sacrifici e coraggio. Dimostriamo noi tutti, palestinesi e israeliani, che abbiamo abbastanza coraggio per costruire insieme la pace. Ma l'unica strada che conduce alla pace è la giustizia, l'equità, il rispetto dei diritti dei popoli. E io, come vescovo di Gerusalemme e dunque come pastore, quello che chiedo per il popolo palestinese è soltanto la giustizia. Perché i palestinesi sono un popolo e hanno il diritto di qualsiasi popolo su questa terra alla sua determinazione e diritto alla patria, senza negare ai fratelli israeliani loro diritto, come l'ho già sottolineato, diritto a vivere in pace, nella dignità, dentro un Paese chiamato Israele. Doniamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.“

Alcuni di noi hanno avuto l’onore, la fortuna e il privilegio di conoscerlo avendo organizzato due iniziative a Salerno nel 1985 e nel 1990. Era un gigante, purtroppo scomparso tre anni fa. Era un gigante della pace, sempre in ogni situazione per la pace e per la Palestina. E alla pace e alla Palestina ha dedicato la sua vita, pur non essendo palestinese. L’ho voluto citare e volutamente abbiamo voluto pubblicare una sua foto nella nostra locandina per l’iniziativa di oggi non solo perché idealmente la dedichiamo a lui ma perché parlare di lui, anche solo nominandolo, significa parlare della Palestina. Il suo nome era Hilaryon Capucci, vescovo di Gerusalemme che fu arrestato per diversi anni dagli israeliani e solo dopo una mobilitazione internazionale fu esiliato da Israele al Vaticano.

So che il mio compito di introdurre questo dibattito è complicato. Non facile e diventa ancora più difficile considerando che abbiamo deciso di fare interventi il più brevi possibili per dare il massimo del tempo possibile alla nostra illustre ospite. Per questo salterò varie questioni connesse alla realtà palestinese. Presumo e auspico che chi interverrà dopo di me lo farà in qualche modo. Ad esempio non citerò i ruoli e interessi che diverse potenze straniere hanno e svolgono in quell’area. Mi limito però a sottolineare che parliamo di una area geografica, che è alle nostre porte anche se pensiamo che sia lontana, è un’area complessa e che sta per scoppiare. Siamo noi tutti, Italia compresa, sul bordo di un precipizio. Le guerre che da anni si combattono in Siria e nello Yemen (e in queste guerre noi ci siamo dentro molto più di quanto possiamo pensare), il martoriato Libano sono solo un esempio che basterebbero a farci preoccupare. Purtroppo l’elenco non è finito. Basta pensare all’Iraq, alla questione Curda e potremmo continuare ancora. E quindi mi sono costretto a scegliere solo due questioni importanti e cercherò di affrontarli in modo veloce sperando di essere comunque esaustivo e chiaro. Se non ci riesco chiedo a tutti voi scusa sin da ora.

La prima questione è: esattamente in cosa consiste la questione palestinese? Da cosa discende e da cosa è stata causata? È solo una questione di sopraffazione e di conquista militare? È una questione religiosa o, peggio ancora, antisemita? È una guerra arabo israeliana?

Non è facile spiegare i complessi meccanismi geo politici, causati soprattutto, ma non solo, dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale,  che hanno prodotto e causato in quell’area (che non fu l’unica a dire il vero) uno stravolgimento per un popolo che da più secoli registra solo soppressione di ogni e qualsiasi diritto elementare per i palestinesi. Fortunatamente dopo di me interverrà un autorevole storico nonché docente dell’università di Salerno e quindi non mi permetterò neanche lontanamente di pensare di potergli “rubargli” il mestiere.

 Io inizierei a dire cosa NON è.

Non è una guerra di religione, né un conflitto antisemita. Infatti nessuno vuole cacciare gli israeliani, siano o meno credenti nella religione ebraica. E poi come potrebbe essere una battaglia antisemita visto che ambedue i popoli provengono dallo stesso ceppo semita?

Non è un conflitto arabo-israeliano.  Del resto il popolo palestinese anche nei decenni scorsi, so che con questa mia affermazione probabilmente farò arrabbiare qualche amico palestinese ma confido nella loro bontà d’animo, quando ancora esisteva una fitta rete di solidarietà finanziaria e concreta con l’Olp,  il popolo palestinese veniva “visto” con sguardi NON del TUTTO benevoli dai governi arabi dell’epoca. Anzi più erano autoritari quei governi maggiore era il sospetto verso il popolo palestinese. Il motivo di tale diffidenza è presto detto. Nell’ambito del medio oriente malgrado la diaspora che iniziò nel 1948 che i palestinesi continuano a vivere oggi, malgrado l’occupazione militare e la dura repressione di ieri e di oggi era, ed è ancora,  il popolo più laico della zona, il più istruito, che riusciva ANCHE in quelle condizioni estreme a garantire la partecipazione democratica del proprio popolo alla scelta dei propri rappresentanti a tutti i livelli. In qualche modo veniva visto come un popolo destabilizzante per i loro equilibri interni. E quindi quando questi governi arabi hanno detto o fatto qualcosa per la Palestina a mio avviso lo hanno fatto per propri calcoli interni. Non è utile citare vari esempi storici che si sono registrati negli ultimi decenni. Forse anche per questo che non mi sono meravigliato dell’accordo firmato recentemente sulla testa dei palestinesi dagli Emirati Arabi con Israele e con l’amministrazione americana. E’ il popolo che più ha ceduto su tutto, tranne la propria dignità e il loro diritto ad avere libertà e uno proprio stato autodeterminato, pur di raggiungere accordi di pace veri e duraturi. E’ il popolo che ha dalla sua parte il diritto internazionale, che ha a proprio favore centinaia di risoluzioni dell’Onu puntualmente non applicati da Israele.

Mi sento di affermare che la questione palestinese è nata con la comparsa del sionismo. Che è un filone politico con una ideologia estremista, integralista e brutale. Oggi è egemonico in Israele, ma in realtà è sempre stato condizionante nelle scelte politiche israeliane, non a caso Israele è l’unico paese al mondo che NON ha mai voluto definire i propri confini e che considera l’intera area geografica, compresi alcuni territori del Libano, il Golan e pezzi della Siria e delle Giordania come propria terra.

Da sempre teorizzano (e purtroppo lo mettono anche in pratica in tantissimi modi compreso il possesso e il controllo dei pozzi d’acqua) la deportazione dei palestinesi. Questo disegno non è stato pensato oggi, sono decenni che è stato pensato e in alcuni casi hanno tentato di metterlo in pratica.

La realtà quindi fa a pugni con la favoletta dell’unica democrazia presente in quell’area come una politica italiana di fama nazionale dice sempre.

La realtà è fatta di ben altro. C’è un grandissimo carcere a cielo aperto che si chiama Gaza. Un’area di 360 kmq e con circa 1800000 di abitanti/prigionieri. Un’area che viene bombardata continuamente anche con l’aviazione e spesso anche con l’uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali come ad esempio le bombo al fosforo. Poi abbiamo il restante territorio palestinese con centinaia di blocchi, spesso chiusi anche per giorni interi che servono solo ed esclusivamente per mettere in ginocchio (e ci sono riusciti in questo) l’economia palestinese che vive soprattutto con il commercio e con i lavori più umili e pesanti in Israele. In pratica un esercito di braccia. L’accanimento dei coloni e dell’esercito non risparmia nemmeno i bambini, la scuola e le abitazioni di proprietà dei palestinesi. Ad oggi (purtroppo non sono in possesso di dati recenti) dati ufficiali dicono che ad esempio solo nell’anno 2000 su 380 vittime ammazzate dall’esercito 100 di loro erano bambini. La stessa Unicef ha fatto un appello internazionale per la liberazione dei bambini il cui numero non è possibile certificare con precisione. Si sa però che in base ad alcune stime fatte dagli organismi internazionali che si occupano dell’infanzia dal 2000 ad oggi, Israele ha arrestato circa 12000 minorenni palestinesi. Circa 700 all'anno. Bambini palestinesi, di età inferiore ai 18 anni, della Cisgiordania Occupata. Arrestati dall'esercito israeliano e condannati dalle corti militari israeliane. L'accusa più comune? Aver lanciato pietre, reato punibile con una pena massima di 20 anni di carcere. Tutti loro, caso unico al mondo, sistematicamente processati in tribunali militari.

So bene che tantissimi stentano a credere tutto ciò del resto come potrebbe essere altrimenti visto che la grande informazione se ne fa cenno qualche volta lo fa in due righe semmai all’ultima pagina.

Ecco cos’è e come si esplica il sionismo. e lo fa anche da un punto di vista giuridico creando in realtà un modello di stato fondato sull’apartheid. Un esempio lampante è la legge definita da loro stessi “stato-nazione” approvata 2 anni fa. Non a caso qualcuno ha dichiarato in una nota “La legge sullo “Stato- Nazione” adottata dal Parlamento israeliano lo scorso il 19 luglio 2018, che definisce Israele “Stato-Nazione” del popolo ebraico, va abrogata in quanto contraddice i canoni umanistici e democratici rintracciabili nella stessa legislazione israeliana, e anche le leggi e le convenzioni internazionali di cui Israele è firmatario, volte a tutelare e promuovere “i diritti umani, il rispetto della diversità e il rafforzamento della giustizia, dell'uguazlianza e della pace” e alla fine della dichiarazione recita testualmente  “In contrasto con tali potenziali derive discriminatorie … cristiani, musulmani, drusi, baha'i ed ebrei chiedono di essere trattati come cittadini uguali. Questa uguaglianza deve includere il rispettoso riconoscimento delle nostre identità civiche (israeliane), etniche (palestinesi arabe) e religiose (cristiane), come individui e come comunità”.

Questo qualcuno non è un pericoloso sovversivo come me ma, e lo potete verificare tutti voi e leggere l’intero documento basta andare sul sito di Vatican News il portale di informazione del Vaticano, è un documento firmato da tutti i vescovi cattolici della Terra Santa in una dichiarazione sottoscritta, tra gli altri, anche dall’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme e da padre Francesco Patton Custode di  Terra Santa.

Mi avvio alla conclusione. Ora il problema è, per chi si riconosce nei valori del diritto e della solidarietà internazionale, della pace e della giustizia, chi appoggia i popoli in lotta per la loro autodeterminazione e per la loro libertà, come organizzare e costruire un movimento di massa che sia in grado di condizionare i propri governi a intervenire con determinazione prima che sia troppo tardi. Come organizzarsi e che percorso vuole fare.

So bene che l’Italia ha dimostrato da sempre attenzione e vicinanza alla Palestina nei decenni passati. È un dato storico ma oggi non è più cosi. Non possiamo accontentarci del lavoro che fu fatto. Oggi siamo in una fase sociale, economica e politica del nostro paese ben diversa che ha avuto ripercussioni anche sul piano della qualità dei nostri governanti e su una totale mancanza di una chiara ed esplicita politica estera in generale ma che per il medio oriente è di una gravità inaudita. Basta leggere le dichiarazioni di una nostra sottosegretaria agli esteri di fine giugno scorso quando Israele stava per votare, su suggerimento-ordine dello stesso Trump, l’annessione giuridica dei territori occupati che solo la mobilitazione internazionale, dell’Onu e di tantissimi paesi per ora è stata sospesa. Ribadisco sospesa e NON ritirata.  Dichiarazioni di area fritta e di una ipocrisia disarmante.  Per essere brutale, cosa che mi è più congeniale, anche sulle questioni di politiche estere sono arrivato al punto tale che oggi rimpiango politici che in tutta la mia vita ho sempre combattuto come Andreotti, Craxi e lo stesso Cossiga.

E quindi non abbiamo più tempo stiamo per assistere a una esplosione violentissima in quell’area. Troppe contraddizioni e interessi si stanno giocando. Come italiani pacifisti non possiamo più stare a guardare e stare fermi. Lo abbiamo toccato con mano lo scorso 27 giugno. Ora è il momento che tutti insieme, non solo le comunità palestinesi, ma tutti insieme incominciamo a porre con forza nel dibattito politico e non solo un duplice obiettivo: il riconoscimento ufficiale da parte dell’Italia dello Stato Palestinese (cosa che ad esempio il Vaticano ha già fatto da cinque anni) e riprendere il paziente lavoro di intreccio di fili, comunità, organismi. In poco parole costruire con tenacia un vero movimento di massa su queste battaglie e su questi temi.

Ho concluso per davvero, scusatemi di nuovo se non sono stato esaustivo e/o poco chiaro nell’esposizione.

Ma ho alcuni obblighi da fare.

Devo ringraziare S.E. Abeer Odeh ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia per la sua grande disponibilità, pazienza per le nostre pressioni a venire qui e per essere stata sottoposta a un tour de force pazzesco.

Ringrazio i ragazzi e i diversamente ragazzi che hanno costruito e lavorato per questa giornata. Grazie di cuore.

Infine un particolare pensiero per l’intera fraternità che ci ha ospitato. Malgrado che non ci conoscevamo in meno di 1 minuto hanno acconsentito subito ad ospitarci. Quindi grazie Frate Pietro ma un grazie di profondo non può che andare alla signora Anna. Un potente motore di questa splendida fraternità. Meglio della Maserati. Grazie davvero.

Cava De’ Tirreni 24/09/2020